Elenco delle bufale più comuni
Non date retta ai registri che vi dicono e che le "...forze di polizia interrogheranno il registro…".
Non vi sono leggi che obbligano le Forze di Polizia ad interrogare registri bici in giro per l'Italia. Le ricerche sono solo su base volontaria. Come è logico immaginare, la probabilità che effettuino una ricerca in un registro X è data dalla probabilità di trovare la bici ricercata. E tale probabilità aumenta esponenzialmente col numero di bici registrate nel registro X. Vi sono oltre 25 milioni di bici in Italia. Che probabilità ci sono di trovare una di queste bici in un registro appena nato, con qualche decina di bici registrate? Con le sue oltre 600.000 bici registrate fin dal 2006, il Registro Italiano Bici, tra i più grandi d'Europa, fornisce alle Forze di Polizia le maggiori garanzie per ricercare una bici rinvenuta o confiscata.
Nella stragrande maggioranza dei casi, il numero di telaio non identifica univocamente una bici, poiché spesso identifica il lotto di produzione di quella bici. E per di più, tale numero si trova in posizioni di diffilissimo accesso (spesso sotto la scatola del movimento). Pertanto, né utenti di social network né tanto meno le Forze di Polizia si metteranno a ribaltare, per strada, la vostra bici per verificare il numero di telaio. Se poi la bici è ancorata, l'operazione diventa addirittura impossibile. Quindi mai fidarsi del numero di telaio per identificare la bici.
Punzonare il proprio codice fiscale sulla bici non sarebbe una brutta idea, ma è un'operazione costosa, poco pratica e non è così sicura come può sembrare a prima vista. In commercio è acquistabile liberamente dell'acido nitrico al 60% che reagisce col metallo (principio delle incisioni dette "acqua forte) ossidandolo e quindi alterando la superfice. Basta una goccia depositata sul codice fiscale micro-punzonato per alterare il codice stesso. Inoltre il codice fiscale inibisce i passaggi di proprietà, a meno di accettare una bici con 3-4 codici fiscali diversi punzonati. Per di più il codice fiscale è un dato sensibile e chiunque abbia accesso alla banca dati nazionale, come un dipendente pubblico, può risalire a nome, cognome, età, indirizzo e tanto altro. Pertanto chi usa quella bici può essere tracciato completamente attraverso il codice fiscale, rinunciando così alla propria riservatezza.
Nel vale la pena, spaendo che comunque tale codice potrà essere contraffatto?.
Non ci stancheremo ma i di consigliare l'adozione di un buon antifurto meccanico se si vuole proteggere adeguatamente la bici dal furto.
L'errore però compiuto da molti consiste nell'errata convinzione che un buon lucchetto da solo sia sufficiente. Niente di più sbagliato! Da solo il lucchetto ti protegge, forse, dal ladro occasionale ma non certo dal professionista. A tal proposito, se hai anche tu questa convinzione, ti consigliamo di guardare il video La tecnica del doppio antifurto.
Da una recente indagine fatta in Inghilterra, dove il tasso di trasparenza è maggiore che in Italia, è risultato che solo nel 5% dei casi il consiglio del negoziante riguardo alla protezione della bici dal furto va seguito. Nel 95% dei casi, è meglio lasciar perdere. I motivi sono i più disparati. Prendiamo i più frequenti. Chi vende vino ti può consigliare di bere poco? E ancora: chi vende vino può elogiare le salutari proprietà dell'acqua minerale? Pertanto, quando parliamo di sicurezza della bici dal furto, devi fidarti di chi, se ti da un consiglio sbagliato, ci perde e non ci guadagna sempre e comunque.
Il Registro Italiano Bici utilizza i chip in radiofrequenza (RFID) sulle bici dal 2011, ma limitatamente al controllo della bici in luoghi specifici, come le ciclo stazioni o parcheggi bici protetti. Adottarlo come sistema di identificazione generale, per bici che possono essere parcheggiate ovunque, come ha fatto un recente iniziativa del comune di Livorno, che oltretutto ha avuto una sovvenzione anche dalla regione Toscana (purtroppo le regioni, i governi nazionali, ma peggio di tutti l'Europa, assegnano fondi a iniziative semplicemente "innovative", non importa se basterebbe un minimo di approfondimento tecnico per scoprire che spesso si tratta di grandi c...), è uno dei più grossolani errori che si possano commettere. Noi, che conosciamo bene questa tecnologia, possiamo dirti che:
  • La lettura di tale micro-chip richiede impianti alquanto sofisticati (antenne, lettori, attenuatori di disturbi elettrici e campi magnetici, molto frequenti presso le stazioni FFSS, ecc)
  • Si possono leggere anche con scanner portatili, costosi quelli più precisi, economici quelli che fanno letture a caso.
  • Il ladro, una volta rubata la bici, può rilevare facilmente il chip e quindi disattivarlo.
  • Se la bici sosta presso fonti di campi magnetici intensi (centrali elettriche, stazioni FFSS) o fonti di calore, il chip si può smagnetizza con buona probabilità.
  • Da ultimo: secondo voi la polizia si mette a comprare scanner per girare le vie in cerca di bici sospette?
La tecnologia RFID è una grande tecnologia ma per automatizzare processi (noi la utiliziamo per automatizzare e velocizzare gli ingressi nei percheggi bici) ma non è adatta ad identificare le bici.
Il primo esperimento di Qr-code sulla bici è stato fatto proprio dal Registro Italiano Bici a fine 2010. Dopo lunghi test, che hanno dato esito negativo, ha preferito non mettere in vendita tale sistema di identificazione basato su QR-code, proprio per non ingannare gli utenti. Purtroppo però, nonostante le numerose cause civili che hanno coinvolto alcuni registri bici che invece hanno puntato sul QR-code, dilettantisticamente, ancora oggi stanno nascendo registri bici che sfruttano tale tecnologia. Non crediamo si tratti semplicemente di ingenuità, visto tutto quello che è stato scritto sull'argomento contro l'uso del QR-code sulle bici (Finalmente il C-Code supera i pesanti limiti del QR-code). .
Un'app per smartphone potrà anche essere un bel giochino ma con i furti, e ci spiace per i patiti della tecnologia, c'entra pochino. Come abbiamo avuto modo di ribadire tante volte, il problema dei furti della bici si basa su due ambiguità di fondo: l'identificabilità della bici e la sua titolarità ( La Bici e la Legge italiana). È proprio su tali ambiguità, che nessuna app è in grado di affrontare e risolvere, che il ladro ha spesso buon gioco nel rubare una bici. La app, se ben congeniata, può essere di aiuto per favorire la comunicazione, ma serve ben altro. Al di là di un po' di aiuto, qualsiasi app, se non viene usata con frequenza (è nata per quello!), presenta degli inconvenienti che spesso superano enormemente i vantaggi.
Ecco alcuni di questi inconvenienti, potenzialmente pericolosi:
  • Permette il tracciamento di tutti i tuoi spostamenti ( e non quelli della bici).
  • Memorizza dati personali riservati, spesso con poche garanzie di protezione dal furto dati.
  • Può rilevare le tue abitudini di navigazione e di acquisto per utilizzarle al fine di inviarti pubblicità mirata.
Pertanto, se un registro non risolve le due grandi ambiguità più sopra citate, non c'è app che tenga.
Alcune pubblicità, danno questo sistema di marcatura per «sempre riconoscibile», ma in realtà, chi è del mestiere, sa che la marcatura mediante inchiostro UV si degrada ed evapora rapidamente se esposta alla luce solare. Altro che «targa forever», come viene pubblicizzato in una nuova iniziativa di mercato. Tale marcatura è adatta per marchiare prodotti che rimangono all’interno degli edifici (computer, periferiche, ecc.) ovvero ben lontani da luce intensa. Il Registro Italiano Bici ha da anni un prodotto analogo ma vien venduto spiegandone bene l'uso e le contro-indicazioni.
La tecnologia qui usata è vecchia di oltre 10 anni. Era nata per identificare le parti delle automobili costose, dove c'è commercio di tutti i componenti. Non ha mai sfondato per la sua complessità di lettura che richiede apparecchiature sofisticate e costose. Visto che non ha avuto successo sulle auto di lusso, ora la si vuole riproporre per le biciclette? Qualche dubbio è lecito. Inoltre, questa tecnologia, può dare adito ad illeciti in quanto, chiunque, dotato di questa penna, può passarla, senza farsi accorgere, su una qualunque bici parcheggita pubblicamente e così renderla sua, evitando al ladro anche la fatica di tagliare la catena.
Qualsiasi sistema di contrasto dei furti delle bici si basa principalmente sull'affidabilità e sulla professionalità del gestore ( La Bici e la Legge italiana). Non ci si può improvvisare alla ricerca di facili guadagni, come purtroppo sta avvenendo anche in Italia. Prima di tutto perché il contrasto dei furti di bici è un fenomeno assai complesso che richiede l'intervento di numerosi attori e soprattutto, alla sua origine, ha i due grandi problemi dell'identificabilità della bici e della titolarità. Alcuni nuovi registri arirvano a chiederti la copia della carta d'identità per farti registrare gratuitamente la bici.
Attenzione! La cartà d'identità non dice nulla in merito alla proprietà della bici. Inoltre ti espone al rischio di commercio dei tuoi dati sensibili.
Un registro bici, per essere affidabile, deve essere un'organizzazione con i seguenti requisiti minimi ( La Bici e la Legge italiana):
  • Poter essere contattata telefonicamente ad un numero di assistenza (non quello della segretaria del presidente).
  • Avere una sede stabile e ben identificata, con responsabilità e forma giuridica certe.
  • Disporre di operatori telefonici che assistono l'utente in ogni sua necessità, a qualsiasi ora e per tutti i giorni della settimana, in modalità 24h.
  • Garantire rapporti consolidati con le Forze di Polizia ed essere dalle stesse riconosciuta e approvata.
  • Aver registrato un elevato numero di bici per aumentare la probabilità di trovare la bici cercata.
  • Deve essere presente sul mercato da alcuni anni, avendo dato prova di serietà ed efficienza.
  • Disporre di sistemi in grado di marcare la bici con sistemi che le rendono incontestabilmente unica, fornendo titolo di proprietà legalmente valido.
  • Garante l'assoluta Privacy degli utenti iscritti.
  • Non offrire servizi gratuiti per lucrare sul commercio dei dati personali e dei profili.
  • Proteggere i dati registrati sia da furti online che da manomissioni o falsificazioni interne e/o esterne (Privacy Policy/GDPR).
  • Aderire ad un codice deontologico interno o esterno (es.,Asset and Property Marking Regulatory, o altri).
Non fatevi ingannare dalla pubblicità. Ogni affermazione di chicchessia deve essere verificata con fatti, clienti, storia passata e, magari, chiedendo aiuto a chi è ritenuto esperto del settore.
Se vi viene obiettato che essendo un registro nuovo non può avere fatti, clienti e storia, bene. Che se li costruisca con serietà e professionalità!
La tecnologia è e rimane uno strumento, importante, ma sempre uno strumento. I problemi si risolvono con pazienza, tenacia, organizzazione, cooperazione e, ovviamente, anche una buona tecnologia. Diffidate sempre delle soluzioni tutte tecnologiche. Non è raro il caso in cui queste vengano create, in modo più o meno subdolo, per indurre in voi delle abitudini e quindi il loro fine ultimo è quello di risolvere un altro problema, non certo quello dei furti di bici. Potete capire meglio i reali intenti ponendovi una semplice domanda: se mi rubano la bici marchiata e registrata, il fornitore/venditore ci perde qualcosa? Se la risposta è NO, ovvero non ci perde nulla, cominciate a dubitare. Il Registro Italiano Bici, per dimostrare che ci tiene alla sicurezza della vostra bici, nel caso venisse rubata, vi restituisce tutti i soldi che avete speso per marchiarla e registrarla (Garanzia Soddisfatti o 100% Rimborsati). Altri lo fanno?.
Il tutto Gratis, si sa, alletta molto. Soprattutto le amministrazioni comunali, che si lamentano sempre per l'esiguità delle risorse economiche a disposzizione, sono inclini ad accettare servizi gratuiti dove il fornitore o l'operatore crea vantaggi per tutti gratuitamente. Spesso però la storia ci insegna che, quando è tutto gratis, a pagare sono soprattutto gli utenti per servizi che spariscono all'improvviso perché non economicamente sostenibili (vedi i recenti casi del bike sharing cinese a flusso libero), mentre le amministrazioni spesso se la cavano dicendo che loro ci hanno provato ma non è stata colpa loro. Quindi premesso che il tutto gratis non esiste, interrogatevi sempre su dove sta la fregatura perché da qualche parte si nasconde, anche se a prima vista può non risultare così visibile.
Le iniziative valide stanno in piedi con le proprie gambe e sopravvivono nel tempo. Quante iniziative vediamo morire nel giro di uno o due anni, dopo che hanno esaurito i fondi avuti facilmente da bandi pubblici? Inutile aggiungee che chi ha futuro lo scopriamo dopo un po' di tempo, quando ha superato la prova del mercato con le proprie gambe.
In italia nelgi ultimi 5 anni sono nati e morti più di una decina di registri bici e ancora ne nascono di nuovi ogni giorno che chiedno i vostri dati per registrare gratuitamente la vostra bici o che vi dicono che basta un adesivo col QR-code per risolvere il problema dei furti di bici.
Pertanto, attenzione forte al Tutto Gratis e alle facili strategie win-win!
La carta d'identità di una persona, se esibita davanti ad un publbico ufficiale (!), accerta l'identità della persona stessa. Non certifica però la proprietà di una bici, che richiede ben altri titoli ( La Bici e la Legge italiana). La proprietà di una bici si certifica con un'auto-dichiarazione, che se falsa è punibile con la reclusione, o attraverso un CdP – Certificato di Proprietà. Nel caso di auto-dichiarazione, l'accertamento dell'identità avente validità legale è fondamentale. Ma cosa vale una attestazione di identità fatta davanti ad una persona qualunque, tipo un volontario della Fiab al quale mi presento per far punzonare la bici? Vale poco più di nulla e quindi anche l'autodichiarazione vale poco più di nulla. Ovviamente questo vale anche per le registrazioni e autodichiarazioni on-line, fatte sia con OTP (One-Time Password) che senza. Tuttavia è da consigliare sempre vivamente, anche in presenza di tali limitazioni, in quanto vi è comunque una prassi giudiziaria che premia una tale autodichiarazione, piuttosto che l'assenza di una qualsiasi dichiarazione. E il giudice o le Forze di Polizia, spesso, restituiscono comunque la bici, rubata e recuperata, se in presenza di tale titolo, non propriamente legale, della denuncia diu furto e di una inequivocabile identificazione della bici.
Solo il CdP – Certificato di Proprietà, che, ad oggi, rilascia solo il Registro Italiano Bici, ti dà la titolarità della bici legalmente riconosciuta. Ma attenzione. Tale certificato CdP può essere emesso solo in presenza di informazioni a supporto, oggettive, ampiamente riscontrabili e facenti parte integrante del CdP stesso, senza le quali il Registro Italiano Bici non può emettere il CdP.

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